4 – Hue & Hoi An: incubo e sogno americano

L’aereo non e’ una cosa alla portata delle tasche di tutti, Sul volo della Vietnam airlines Hanoi – Hue su cui ci imbarchiamo di primo mattino quelli vestiti peggio siamo noi. Dalla capitale situate nel nord del paese ci stiamo spostando a Hue, nel centro. Qui una volta arrivati veniamo contesi dai tassisti chef anno a gara per farci salire sulla loro auto e portarci in centro, alla città imperiale. La spunta quello che riesce a prenderci le valigie e caricarle in macchina di forza per primo. È lui ad aggiudicarsi I nostri 8 euro.

La città imperiale, ex capitale dell’impero, ha degli scorci notevoli. Così come notevole è il numero di funzionari presenti nella biglietteria. Per acquistare tre biglietti d’ingresso ho interagito con tre persone: una per domandare, una per pagare e ottenerli, una per avere il resto.

Dopo aver fatto un giro nella città imperiale, cerchiamo un mezzo che ci porti a Hoi An. Il tassista ci dice che suo fratello può portarci, il prezzo è di 1’500’000 Dong, l’equivalente di 60 euro, per 160 km. Proviamo a contrattare ma il prezzo non scende. Quando infine accettiamo il prezzo proposto (per la verità onesto) il suo viso e quello dei colleghi si illumine. Chiedo dov’è nei dintorni uno sportello da cui possa prelevare, mi dicono che non c’è e dubito, nonostante il mio rifiuto per non disturbarli, si offrono per portarmi in motorino all’ATM più vicino.

Per la prima volta da quando mi trovo nel sud est asiatico mi viene offerto un casco (in Thailandia il motorino viene considerate un mezzo per 3 o anche più persone). Dopo averlo visto da fuori provo l’esperienza di vivere iI traffico dei motorini vietnamita in prima persona.

La logica che sembra reggerlo sembra molto semplice:  si può guidare in un qualsiasi punto della strada, l’importante e’ suonare il clacson per comunicare il punto in cui ci si trova.

Al semaforo le due schiere che si trovano una di fronte all’altra sembrano promettersi battaglia, ma il risultato è un incastro perfetto senza incidenti.

Tornati alla base dove aspettiamo il fratello del tassista che abbiamo agganciato, questi ci parla dell Guerra del Vietnam: Hue è stata fortemente colpita dalla Guerra, ed è lì che ha avuto inizio l’offensiva del Tet nel ’69 quando le truppe nordvietnamite, dopo aver conquistato la città, issarono la bandiera per festeggiare il Tet, capodanno vietnamita. Gli americani ne approfittarono per bombardare pesantemente la città. Fu in quell’occasione che il padre del nostro tassista che all’epoca aveva pochi mesi, morì.

Resteremmo a farci raccontare di più, ma il nostro taxi è arrivato ed è giunto per noi il momento di partire per Hoi An.

Fuori dal finestrino lo spettacolo mozzafiato dei paesaggi vietnamiti si alternano alle insigne del partito su ogni pilone della luce. L’acquazzone tropicale che ci colpisce poco prima di raggiungere la meta non scalfisce l’umore del nostro tassista: si è guadagnato la giornata e forse anche qualcosina di più considerando il basso costo della vita in Vietnam.

Giunti ad Hoi An ad attenderci in albergo c’è per noi una sorpresa: si chiama Mimi, ha 12 anni e i capelli corti. La ragazzina ha carattere  e parla un inglese migliore del nostro. Fa subito capire chi comanda in casa accogliendoci con un direttissimo “what do you want?”

La madre e il padre di Mimi parlano poco inglese e di fatto gestisce lei tutte le operazioni. Ceniamo in modo ottimo e lei passa la serata in nostra compagnia mostrandoci video su youtube, giochi su google e prendendoci a turno in giro.

Questo posto continua a sorprendere: falci e martelli, bandiere nord-vietnamite e citazioni di Ho Chi Minh e ordini del partito comunista che campeggiano a ogni lato della strada, il tassista che non ha mai conosciuto il padre caduto durante I bombardamenti americani eppure tutti parlano inglese, soprattutto i ragazzini, che sognano l’America.

Chi ha vinto la Guerra?

da Venezia, ma attualmente a Rayong, Thailandia

Filippo Paggiarin

< 3 – Ho Lua & Tam Coc: nel profondo Vietnam

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