Un nouveau ’68 : la France pendant grèves et blocages

Cinquante ans après mai ’68 la France revit une grande mobilisation universitaire. Le 15 février 2018 la loi Vidal (ou loi ORE) a été votée.Il s’agit d’une loi qui se pose principalement l’objectif de modifier les modalités pour intégrer un cursus universitaire.

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A new ’68: France between strikes and occupations

“On May 1968 they feared, on May 2018 we’ll make it worse.”

50 years have passed since the May of ’68 but today France is living a student mobilization again. On 15 February, the Vidal law (or so-called ORE law), a law that is aimed to edit the current regulation in matter of right to access to university, has been voted.  Continue reading “A new ’68: France between strikes and occupations”

Un nuovo Sessantotto: la Francia tra scioperi e occupazioni

Nel maggio 1968: Hanno avuto paura? Nel maggio 2018: Faremo di peggio!

A cinquant’anni dagli eventi di maggio 1968 la Francia rivive una grande mobilitazione universitaria. Il 15 febbraio 2018 è stata votata la legge Vidal (o legge ORE), una legge che si prefigge principalmente l’obiettivo di modificare le modalità di entrata in facoltà, necessità dovuta al fatto che circa uno studente su due rinuncia al corso frequentato anche prima di aver finito il primo anno. Continue reading “Un nuovo Sessantotto: la Francia tra scioperi e occupazioni”

CAMBOGIA : un non-luogo finche’ non ci sei

Le strade di Phnom Penh, capitale della Cambogia, rendono palese il suo essere a suo modo un punto di mezzo tra Thailandia e Vietnam. Il traffico e’ intenso e la guida a destra, ma nulla a che vedere con le strade vietnamite caratterizzate dal flusso continuo e imperterrito di motorini parcheggiati ovunque.  Il suo essere punto di mezzo, tuttavia, non vuol dire essere punto di incontro. Questo luogo conserva un’identita’, o meglio e’ costretto nella sua identita’. Le strade di Pnhom Phen sono pulite e qua e la’ compare del verde. No, non e’ la Svizzera, o forse e’ una Svizzera si’, ma per gli standard asiatici. Anche questo fa della Cambogia un’ambiente particolare e fuori da ogni tempo, anche quello della regione del sud est asiatico a cui appartiene. Di fatto, la Cambogia ha smesso di appartenere al resto del mondo negli anni ’70 e sta lentamente riapparendo ora con i lontani effetti della globalizzazione. Solo ultimamente giapponesi e russi stanno cominciando a investire nel paese, che subisce deficit atavici come l’assenza di infrastrutture che colleghino le diverse citta’: l’unico pro per gli investimenti e’ il bassissimo costo della manodopera (il salario medio mensile corrisponde a appena 100$).

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CAMBODIA: history of a non-place as long as you don’t get there

The streets of Phnom Penh, Cambodia’s capital, make visible that Cambodia is in the middle of Thailand and Vietnam: its traffic jams are dense, and people drive on the right side, but it is nothing compared to Vietnamese streets with their continuous flow of motorbikes running and parked everywhere. Being a point in the middle, however, does not make Cambodia a meeting point. This place has its own identity, or, to put it better, it is imprisoned in its own identity. The streets are clean and here and there are trees and lawns. No, it is not Switzerland, or maybe yes it is, but only if compared to Asian standards… This also makes Cambodia a very particular place out of time, if it is also compared to the south-east Asian region. Cambodia, stopped belonging to the world as we know it during the 70s and now it is coming back to the world due to the indirect effects of globalization. Only lately, Japanese and Russians are starting to invest in the country that is long-affected by a deficit of infrastructure, such as the lack of roads that link the nation: the only pro actually is the very low cost of labor (the average wage is around 100$).  Continue reading “CAMBODIA: history of a non-place as long as you don’t get there”