Esperimenti di innovazione sociale e reddito di base universale

La Finlandia, come molti altri paesi, ha subito una recessione economica in seguito alla crisi finanziaria del 2007. In quegli anni un forte calo dell’occupazione ha reso sempre più complicato il mantenimento dei servizi pubblici a un alto livello di qualità. Per risolvere il problema sono state suggerite e tentate diverse soluzioni. Una delle misure più ambiziose proposte, salvaguardando le finanze pubbliche, è stata reinventare il sistema previdenziale del paese. Alcuni anni fa il sistema finlandese di social welfare è stato oggetto di critiche poiché accusato di rendere passivi i cittadini più poveri, disincentivando la ricerca di un’occupazione. In effetti, molte delle misure di contrasto al disagio sociale e alla povertà erano basate sul reddito personale e ciò comportava che, spesso, incrementando le ore di lavoro o trovando un’occupazione non si otteneva alcun aumento del reddito effettivamente disponibile. Il reddito derivante dall’attività lavorativa andava a sostituire i benefici del sistema di welfare sociale, lasciando i nuovi occupati in condizione di incertezza e precarietà. Si tratta della cosiddetta “trappola della povertà”. Naturalmente questa non è una caratteristica desiderabile in un sistema previdenziale, che, invece, dovrebbe garantire aiuto a persone in difficoltà.

In alcuni sistemi previdenziali, per le persone più povere, trovare un impiego e percepire redditi da lavoro non comporta alcun miglioramento della propria situazione. In queste particolari situazioni il reddito lavorativo si sostituisce alle prestazioni sociali previste per i poveri, non si ha alcun incentivo a lavorare. Si tratta della cosiddetta “Trappola della Povertà”.

 

Un sistema che rende difficile trarre beneficio dal lavoro o da ogni altro tipo di attività diventa dannoso invece che valido. La società finlandese ha sempre cercato di sostenere ogni membro della società, offrendo il massimo delle possibilità di crescita personale, sfortunatamente con il trascorrere del tempo sembra che il sistema attuale non sia più adatto ad assolvere questo compito.

L’idea di un reddito di base universale come soluzione incentivante per la lotta alla povertà ha con il tempo guadagnato consensi presso diverse fazioni politiche. Attuando questo sistema, ogni soggetto residente all’interno del territorio dello stato, di età maggiore ad una certa soglia prestabilita, riceverebbe una somma di denaro mensile senza alcuna condizione né vincolo di utilizzo, né requisito per averne diritto. Secondo quanto sostengono i promotori dell’UBI (Universal Basic Income) la libertà da ogni vincolo risolverebbe le questioni di incentivo sorte con altri strumenti di social welfare. La somma ricevuta, perciò, non diminuirebbe con il crescere del reddito, ognuno potrebbe svolgere qualsiasi tipo di lavoro, anche per un breve periodo o a tempo determinato, senza il timore di perdere il sussidio.

Partiti di sinistra attribuiscono al reddito di base universale un ruolo di stimolo nella ricerca di un lavoro desiderabile, garantendo nel frattempo una base di reddito garantita di sicurezza. Allo stesso modo i partiti di destra lo considerano uno strumento per incentivare la ricerca attiva di occupazione. Tutto il quadro politico e istituzionale concorda nel qualificare il reddito universale di base come mezzo promettente per permettere ai cittadini di svolgere una vita attiva, trovare un sostegno pubblico fondamentale nella ricerca di lavoro, per poter prendersi rischi e perseguire le proprie ambizioni, mantenendo sempre un ancóra di salvataggio, in ultima istanza, su cui contare.

Un’analisi interessante svolta da SITRA, un fondo governativo che investe nella ricerca per un futuro migliore, in un saggio afferma che il reddito di base potrà costituire il pilastro per una nuova era di universalismo. In un mondo che per anni ha celebrato l’individualismo in politica, il reddito di base come diritto universale rappresenterebbe uno sforzo collettivo per il benessere di ogni membro della collettività. Questa misura riunirebbe le persone in un momento delicato, nel quale il progresso tecnologico minaccia l’occupazione e il tenore di vita di molta gente.

Purtroppo la realtà non è rosea come potrebbe sembrare. I partiti in Finlandia avevano proposto un reddito di base che partisse da 440 euro al mese fino a 620 euro al mese, per di più questa misura avrebbe dovuto completare il quadro insieme alle già previste misure sociali soggette a condizioni e prova dei mezzi. Questo comporterebbe solo un parziale superamento dei problemi di incentivazione. Un reddito di base del genere capace di garantire uno standard di vita accettabile richiederebbe un livello di tassazione davvero molto elevato, tale da essere un grave onere anche in Finlandia, storicamente abituata ad una forte pressione fiscale.

Inoltre alcuni politici sostengono, tuttora, che un trasferimento di denaro incondizionato possa promuovere comportamenti passivi fintantoché sia assicurato un reddito anche per soggetti che non danno alcun contributo alla società. Le posizioni differenti sul reddito di base e l’assenza di ricerche e riscontri pratici hanno spinto il governo attuale ad avviare una fase di sperimentazione diretta.

All’inizio di quest’anno è stato avviato un esperimento. Un reddito di base di 560 euro/mese è stato corrisposto a 2000 individui con basso reddito. Durante questo periodo il comportamento dei soggetti interessati verrà studiato e sarà analizzato il loro modo di vivere, di impiegare le risorse. Il reddito di base universale sostituirebbe alcuni, ma non tutti i tipi di sussidio pre-esistenti.

L’obiettivo dell’esperimento è verificare se sia possibile semplificare e modificare il sistema di welfare e previdenza sociale in modo da stimolare la ricerca di lavoro e accrescere l’incentivazione a dare il proprio contributo nella società. Svariate statistiche tra le quali il tasso di occupazione, sono monitorate per controllare se la misura soddisfa le aspettative.

Anche se l’esperimento è sostenuto e apprezzato da molti, ha anche attirato diverse critiche. L’ammontare di reddito stabilito è stato definito troppo generoso ed elevato, con ogni probabilità, il reddito universale, se introdotto, sarebbe più basso altrimenti i costi sarebbero insostenibili. L’assenza di differenti livelli di sussidio per i beneficiari non consente di stimare con precisione gli effetti dovuti all’ammontare del reddito.
Nonostante le critiche questo è l’approccio seguito. Ovunque le popolazioni fanno i conti con un mondo in cambiamento nel quale l’avanzamento tecnologico e sociale forma e rivoluziona la società intorno a noi. Bisogna trovare una soluzione per assicurare che ognuno possa godere di un buon livello di salute e che tutti possano contribuire al benessere degli altri.

Per fare la scelta migliore, abbiamo la necessità di disporre di affidabili dati e evidenze, uno dei modi migliori per ottenerle è effettuare questi test su campioni aleatori di individui analizzati e monitorati. Ciò permette non solo di raccogliere informazioni sugli effetti complessivi, ma genera un precedente di test e di confronto per trovare la migliore strada di progresso per l’intera società. Siccome l’esperimento è stato avviato solo da pochi mesi, ancora non si hanno sufficienti informazioni per esprimersi. Auspicabilmente, entro 2 anni si potranno avere le idee più chiare su come sostenere le persone bisognose e i bisogni individuali dei cittadini per una società più prosperosa.

da Helsinki, Finlandia

Touko Vaananen

Traduzione di Michele Corio

 

Riferimenti:

Roope Mokka and Katariina Rantanen, ”Perustulo ja uusi universalismi”. https://www.sitra.fi/artikkelit/perustulo-ja-uusi-universalismi/, Accessed 23.4.2017.

http://www.kela.fi/web/en/experimental-study-on-a-universal-basic-income. Accessed 23.4.2017.

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