La politica d’identità e la morte del pensiero critico

Il declino del pensiero critico presente nella politica odierna si manifesta nel concreto in questo articolo post-Brexit: “Nonostante la schiacciante maggioranza del voto a favore dell’uscita dall’Unione Europea, la Cornovaglia – che negli ultimi vent’anni ha significativamente beneficiato dei fondi provenienti dall’UE – ha immediatamente domandato al parlamento britannico che questi fondi fossero garantiti… Sorprendentemente, nessuna conferma è ancora arrivata da parte di Theresa May”¹.

Questo è un primo esempio, come sintesi delle sue varie identità, dell’elettorato che ha votato contro il proprio interesse in nome di una forte identità (in questo caso, l’orgoglio per la propria identità britannica in contrapposizione all’immigrazione). La fallibilità dell’uomo è, ovviamente, parte della sua natura ed è sempre presente, ma cosa ha portato degli esseri razionali a votare in un modo così deleterio per loro stessi?

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Come detto più in alto, le persone spesso votano in modo inaspettato quando un’identità è percepita con maggiore importanza rispetto a un’altra. Benchè appartenessero a ceti socio-economici bassi, molti conservatori negli USA hanno votato per Donald Trump nonostante questi avesse promesso la fine della loro assistenza sanitaria: questo è stato comportato dall’efficacia della campagna di Trump nell’indirizzare l’elezione verso una cornice nazionalistica.

Ciò che complica ancor di più le cose, è il fatto che le persone non hanno una sola identità: appartenenza etnica, classe sociale, sessualità, educazione e età sono tutte identità contemporanee. In modo simile, non tutti i membri di uno stesso gruppo sono ugualmente coinvolti in una stessa politica di identità.

Questo fa sorgere però un dilemma: come fanno i membri che hanno questa visione di preponderanza dell’identità a mantenere queste posizioni anche quando questi non sono supportati da altri nel gruppo? Anche dove riconosciuti dal gruppo, la soggettività di queste posizioni ci porta a domandarci se questi possano davvero rappresentare gli interessi del gruppo. Ciò mette alla prova l’idea stessa di politica dell’identità.

La politica dell’identità, principalmente, è la formazione di un’alleanza politica tra persone che condividono un background religioso, sociale, razziale ecc. Non c’è nulla di negativo in ciò. Tuttavia, nel tempo si è molto discostata dal suo significato originale. Conseguentemente, essa è confusa ed è uno dei fattori che causano questa mancanza di chiarezza di pensiero: sempre di più, il pensiero critico è ciò di cui abbiamo bisogno per creare condizioni politiche migliori invece di credere ciecamente nelle promesse di politici e movimenti.

Le origini della politica d’identità sono importanti per mostrare il collegamento tra le sue attuali manifestazioni e il pensiero confuso. La sua nascita come movimento in difesa dei diritti delle minoranze era legittimata e necessaria, si pensi al movimento dei diritti civili per gli afro-americani nato negli Stati Uniti negli anni ’60, che ha avuto successo nella lotta per i diritti di un importante settore di popolazione che per decenni era stata oppresso. Tuttavia, queste erano campagne con scopi relativamente concentrati e definiti: molti dei sostenitori di questa campagna differivano completamente nelle opinioni relative a temi al di fuori di quelli di cui si occupava il movimento di cui facevano parte.

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Recentemente, tuttavia, la politica dell’identità è divenuta un sinonimo di dogma, questo per la cieca adesione ad una precisa serie di convinzioni riguardanti una varietà di temi, semplicemente dovute all’identità. Sam Harris, filosofo americano, spiega così questa assurdità “…l’identità di una persona e l’esperienza di vita sono spesso rilevanti quando si parla di fatti.. Perchè l’atteggiamento di una persona verso le armi dovrebbe essere predittivo delle sue posizioni sul cambiamento climatico, o sull’immigrazione o sull’aborto? Eppure così è quasi certamente nella nostra società. Questo è il segnale che le persone si stanno riunendo in tribù”²

Questo tipo di politica produce pensiero di gruppo, dove il pensiero indipendente, l’analisi critica e le opinioni contrastanti lasciano la strada al conformismo della posizione prevalente in quanto a prendere il sopravvento è il desiderio di appartenenza al gruppo. Posizioni relative a alcuni temi possono essere sia definite dalla propria identità sia rinforzate da essa. Una posizione pro-vita sul tema dell’aborto può essere incoraggiata dall’identità religiosa, e anche rafforzare questa propria identità in opposizione ai gruppi pro-scelta su quel tema.

Le persone non sempre considerano a fondo il problema in oggetto – come abbiamo visto con l’esempio della Brexit. Essi possono essere fuorviati da euristiche cognitive.

Le euristiche cognitive, o scorciatoie mentali nel ragionamento, giocano un importante ruolo nel provocare irrazionalità in elettori e movimenti, e sono particolarmente utili da sfruttare per i politici [per una lettura più approfondita del ruolo delle euristiche cognitive in politica vedi Le ragioni psicologiche dell’irragionevole politico]. E’ questo meccanismo a far sì che le persone arrivano a associare gli immigrati con il terrorismo, per esempio, quando solo un’infinitesima minoranza di immigrati ha un qualche legame con esso. Certo, le euristiche sono utili quando si tratta di decidere quale marca di caffè comprare, ma lo sono un po’ meno quando si tratta di votare riguardo a questioni che si ripercuotono sulla propria vita e su quella degli altri.

Trump “Sto contro i media corrotti” ma anche in Italia non mancano esempi di avversione alla stampa

Questo si combina con fattori attuali specifici della nostra era, come l’aumento delle possibilità per ognuno di trasmettere informazioni (con conseguente aumento di quelle false) e la sua correlazione inversa con la credibilità percepita verso i media classici. Il risultato è che la politica si sta progressivamente allontanando sempre di più da molti dei temi per i quali è nata.

L’assenza di pensiero strutturato ha quindi incoraggiato la proliferazione di di false notizie, fatti alternativi, e polarizzazione delle posizioni.  I media non sono più la fonte di notizie accurata che erano un tempo:  i bias, naturalmente, sono sempre esistiti, ma mai così tanto da quando le false informazioni vengono trasmesse in questa scala.

Il pensiero critico è stato rimpiazzato dai titoli sensazionalistici, Socrate si sta rivoltando nella tomba.

Noi, in Europa, tendiamo a pensare di avere qualcosa di diverso dal bipolarismo e dagli estremi dello scenario politico americano; tuttavia, recentemente abbiamo vissuto anche qui significative manifestazioni di politica dell’identità. Nell’esempio della Cornovaglia, le persone hanno votato basandosi solo su singoli temi, come l’immigrazione, in quanto potrebbero averlo percepito come atto dovuto alla difesa della loro cultura britannica, a discapito dei loro reali interessi. Anche in altri Stati europei, i sentimenti anti-europeisti stanno portando i cittadini a identificarsi nei candidati populisti, sia a destra che a sinistra, incanalando questo sentimento su tutta una serie di temi, anche non legati all’Unione Europea.

Soprattutto in Europa, questo problema è presente già da tempo: Brigid Laffan, scienziato politico, notò già nel 1996 che “I problemi di identità sono sollevati dalla politicizzazione dell’immigrazione, dalla frammentazione dell’ordine creatosi nel dopoguerra, dal regionalismo, dal ritorno dei movimenti di estrema destra e dallo stesso processo di integrazione europea”³ – tutti questi problemi sono senza dubbio legati alla Brexit così come ai vari populismi presenti in Francia, Austria, Olanda, Italia e in Europa in generale.

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Una forma più chiara di pensiero è ciò di cui abbiamo bisogno ora. Nell’arco della sua storia, il populismo e la cieca fiducia nei leader ha già causato troppa sofferenza in Europa  Il pensiero critico e i dubbi sono la salvezza della politica, nella sua accezione più bella, in questo mondo da post-verità. Il bisogno di esso è quanto mai impellente ora che le sconsiderate promesse di abbandono dell’UE in favore di uno splendido isolazionismo minacciano l’esistenza di un già precario, pur imperfetto sistema che ha un disperato bisogno di unità.

Séafra Ó Faoláin

 

Riferimenti::

  1. Chu, B. (2016). The Independent. Accessed 24/03/17 at: http://www.independent.co.uk/voices/brexit-cornwall-brussels-office-eu-funding-kept-up-with-britain-a7168491.html
  2. Harris, S. (2016) Waking Up [Podcast]. Accessed 15/03/17 at: https://www.youtube.com/watch?v=dvzOH2YY-_M
  3. Laffan, B. (1996) The Politics of Identity and Political Order in Europe. Journal of Common Market Studies. 34(1) p. 81-102.

Translated by: Filippo Paggiarin

 

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