L’insostenibile leggerezza dell’Erasmus

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“Sopra la città”, Marc Chagall, Tretyakov Gallery, Moscow

Ma l’Erasmus è un’esperienza leggera o pesante?

Il titolo delle brevi considerazioni che seguono è volutamente ispirato dal capolavoro di Milan Kundera, l’”Insostenibile leggerezza dell’essere”. Lo scrittore ceco, riprendendo le riflessioni di Parmenide, ragiona sul significato dei poli dicotomici di pesantezza e leggerezza, sia fornendo le chiavi di lettura a livello storico-filosofico, sia calando l’astrattezza dei due termini in una magnifica storia d’amore. Ecco, appena penso al periodo che sto vivendo in questa piccola cittadina del Nord Europa, non può non venirmi in mente questa domanda: l’Erasmus è leggero o pesante?
L’Erasmus è prima di tutto un’esperienza pesante. E’ in primo luogo pesante infatti l’idea di muoversi dalle proprie sicurezze e dai propri affetti. La routine viene azzerata, le compagnie stravolte, le abitudini alimentari reinventate. Persino il lato dal quale guardi la cartina geografica per individuare il tuo paese cambia più o meno sensibilmente. Ma la pesantezza è anzitutto la maturazione del corpo e delle abitudini: cambiare strada, frequentare persone che si esprimono il lingue diverse dalla tua, sorridere e vedere come quel sorriso abbia valenze diverse per popoli diversi, è la sfida costante con cui crescere e comprendere gli altri. Bene o male, è la pesantezza che contraddistingue il nostro corpo, la base che dobbiamo curare, poiché su di essa possiamo coltivare le nostre riflessioni, cercare un senso attraverso i nostri pensieri.

L’Erasmus, tuttavia, se guardiamo attentamente, è anche leggerezza. La disinvoltura con la quale ci accingiamo a scrivere il nome di una sede invece di un’altra: una parola, un nome, una città che può voler dire opportunità, sogni e relazioni completamente diverse le une dalle altre. La leggerezza con cui, adolescenti per una seconda volta, quando il sole è alto in cielo guardiamo alle stimolanti lezioni pomeridiane, mentre quando cala la notte veniamo accecati dalle sue luci, invitanti ed irrazionali.

Il pesante, la parte concreta dell’essere, fa maturare il leggero, il pensiero critico e libero dai vincoli materiali, la punta della perfezione umana.

 

E così, come Kundera parla del dramma del centro Europa e della sua identità culturale perduta, noi ci affacciamo, con questo progetto leggero, in una situazione alquanto problematica. Ci affacciamo in uno scenario europeo sempre più lacerato dalla disillusione, dai nuovi conflitti etnici e di classe, dalla disoccupazione giovanile. L’Erasmus, nella leggerezza della sue idea, è il progetto che più concretamente ha inciso sulla vita di milioni di individui. Non necessariamente per divenire europeisti o paladini di chissà quale parte politica. Solamente per sperimentare il valore infinito della libertà e della conoscenza dell’altro. Del rimanere, concretamente, se stessi, ma nel vivere, leggeri, nella consapevolezza delle diversità con cui dobbiamo confrontarci, poiché solo conoscendo il diverso possiamo rispettarlo e crescere insieme. L’Erasmus non è uno strumento per indirizzare, ma il manuale che fornisce gli strumenti base sui quali costruire il nostro vivere sociale, la cassetta degli attrezzi per la nostra maturazione civica. Questa esperienza, non a caso, ha fatto incontrare queste persone, con idee, dialetti e collocazioni geografiche diverse, mosse dal comune intento di rafforzare un comune sistema di valori, nel rispetto delle posizioni e delle soluzioni più diverse.

Ancora una volta, la leggerezza gioca un ruolo chiave nella casualità del nostro incontro: la pesantezza che ne deriva attiva il canale di questo spazio comune di condivisione. Ciò che accomuna i due termini non è il riferire ad essi un attributo valoriale, ma scorgerne il significato più profondo e prendere da entrambi l’enorme ricchezza che può trasmetterci un’esperienza del genere. L’Erasmus, come la metafora del perdersi per poi ritrovarsi, rispecchia alla perfezione la ricchezza che questa dicotomia ha dato non solo alla letteratura ma all’uomo stesso.

 

La pesantezza dell’esperienza, la leggerezza del pensiero.

O forse la leggerezza dell’esperienza e la pesantezza del pensiero?

Bella domanda…

 

Alla fine nemmeno Kundera riesce a spiegarci se la vita sia più leggera o più pesante, preso anch’esso dal dubbio se l’amore fra gli esseri umani sia leggero nel sentimento o pesante nella sua concretezza.

Alla fine, quando sarete intenti a studiare a capo chino in vista di un esame in una lingua diversa dalla vostra, quando non capirete cosa vi dice il cassiere del supermercato o quando aspetterete la persona che amate sotto la pioggia, sorridete.

Sorridete in tutti e tre i casi.

State ballando il valzer irripetibile della vita.

 

Alessio Vagaggini

 

Riferimenti

L’insostenibile leggerezza dell’essere, M.Kundera, 1982, Edizioni Adelphi

L’occidente sequestrato, ovvero la tragedia dell’Europa centrale, M. Kundera, The New York Review of Books, 1982

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