Il sogno europeo

L’Unione Europea è il più grande progetto di pace mai esistito. Come tale va compreso, difeso, rafforzato e senz’altro migliorato. È sufficiente parlare con chi ha vissuto la guerra per capire che non si può dare la pace per scontata, nemmeno nel ventunesimo secolo. La storia ci insegna che noi europei siamo stati uno dei popoli più caparbi e prevaricatori sulla faccia della terra. Probabilmente, ritenere oggi una guerra in europa tanto improbabile da risultare quasi insensato, è già la più grande vittoria dell’Unione Europea.  

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Vivere nell’UE

Lo stato dell’Unione (Europea)

Ponte che connette la Danimarca alla Svezia.

È giunto il momento delle nuove elezioni europee, e mai prima d’ora come oggi, dalla sua creazione, l’Europa è stata così minata nelle sue fondamenta.

Lo scoppio della Brexit e il modo in cui si è giunti a quel referendum hanno reso chiaro che ciò che una volta sarebbe stato impensabile, oggi può invece accadere.

Da molte parti e in tutta Europa, si sentono forti le voci che si scagliano contro l’Europa che viene additata come un inutile (se non dannoso) ingombrante carrozzone. Queste voci sembrano non doversi fermare dal momento che propongono il sicuro riparo del cosiddetto “sovranismo”, percepito come vicino ai bisogni della gente, come alternativa da contrapporre alla comune istituzione europea narrata come pesante macchina burocratica lontana dai bisogni della popolazione.

Che ha a che fare tutto questo con noi? Le nuove elezioni diranno qual è la futura direzione che prenderà l’Europa, e il futuro appartiene a noi: la cosiddetta generazione Erasmus e a chi verrà dopo di noi.

Ecco che qui noi, coloro che sono cresciuti con e nella moderna UE, non vogliamo fare della propaganda di questa o quella parte. Ciò che vogliamo invece, è mostrare cosa vuol dire essere cresciuti e vivere nell’UE, prendendo ispirazione dalla nostra vita giornaliera, da ciò che tocchiamo con mano ogni giorno nel nostro lavoro e con i nostri studi, dal modo in cui noi immaginiamo il nostro futuro.

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I benefici di essere europei

È davvero difficile spiegare i vantaggi di essere all’interno dell’Unione Europea (UE) e dell’unione monetaria a chi ha visto il proprio salario rimanere stazionario negli ultimi vent’anni, quando i servizi e il costo della vita sono generalmente aumentati. Nondimeno, credo sia importante cercare di farlo perché l’Unione Europea è la nostra unica ancora di salvezza, e faremo bene a tenerlo presente. Qui di seguito troverete un elenco, per forza di cose incompleto, sui vantaggi che l’Italia trae dall’essere in europa. Alcuni dei benefici di essere all’interno dell’Unione Europea (come i 70 anni di pace, o l’Erasmus) sono arcinoti, quindi questi articoli cercano di soffermarsi su quei vantaggi meno conosciuti.

Giovanni Sgaravatti, Michele Corio, Alessio Vagaggini.

  1. I benefici meno noti di essere europei
  2. Il sogno europeo

 

I benefici meno noti di essere europei

1) L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) garantisce la valutazione scientifica, la supervisione e il controllo della sicurezza dei medicinali per uso umano e veterinario nell’Unione Europea. In qualità di agenzia europea (quindi non rappresentativa di alcun governo, settore o società), l’EMA si è posta a garante della commercializzazione di specifici farmaci in paesi terzi da quello di produzione. Questo ha garantito un’armonizzazione a livello europeo, limitando i casi in cui le legislazioni locali impedivano la vendita di farmaci provenienti da altri paesi dell’unione, con giustificazioni (spesso arbitrarie) di non conformità. La creazione dell’EMA nel 1995, ha quindi aiutato un aumento significativo della produzione italiana di farmaci indirizzati ai mercati esteri. Nel 2017, l’Italia ha superato la Germania in termini di produzione di medicinali, diventando così il primo produttore Europeo, con un fatturato complessivo di 31,2 miliardi di euro (il 79% del quale destinato all’export, cresciuto di 15 volte dal 1991 al 2017, passando da 1,3 a 24,8 miliardi di euro). Il settore farmaceutico in Italia impiega 65.400 addetti (90% laureati e diplomati).   

2) L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) viene creata nel 1975 e vede l’adesione di 20 paesi Europei, tra cui l’Italia. Il nostro paese ospita anche una delle 8 sedi dell’agenzia spaziale: l’ESRIN il centro per l’osservazione della terra, a Frascati, Roma. È giusto menzionare che l’ESA non è un’organizzazione propria dell’Unione Europea (per esempio la Norvegia fa parte solo dell’ESA). Tuttavia, le due entità sviluppano una strategia spaziale congiunta e hanno un legame molto stretto, definito dall’accordo quadro ESA/UE.  L’idea di uno sforzo per la ricerca spaziale a livello europeo nasce dalla volontà di unire risorse e capacità per portare avanti progetti decisamente sopra le possibilità dei singoli paesi. L’ESA è conosciuta in tutto il mondo ed è seconda solo alla NASA (vista anche la differenza in termini di bilancio: il contributo annuo del cittadino europeo per l’ESA equivale a circa un quarto di quello del cittadino statunitense per la NASA). Al giorno d’oggi, l’ESA soddisfa una funzione esplorativa e offre un enorme contributo alla conoscenza dell’umanità tutta. Per esempio, l’ESA ha giocato un ruolo chiave nell’acquisizione della prima foto di un buco nero mai ottenuta. Inoltre, programmi come Copernicus (questo sì proprio dell’UE, finanziato con HORIZON 2020) hanno permesso di mandare in orbita decine di satelliti con funzioni di monitoraggio della terra, dei mari, dell’aria; fornendo dati molto precisi utilizzati per l’amministrazione dei territori, la gestione delle emergenze ambientali, il cambio climatico e la sicurezza nazionale. Come Copernicus, anche il programma spaziale Galileo (finanziato dall’UE) ha permesso la messa in orbita di decine di satelliti. L’obiettivo di Galileo è quello di sviluppare un sistema di localizzazione globale, indipendente dal GPS americano. Il servizio è già nelle prime fasi di utilizzo, è completamente gratuito, aperto a tutti i cittadini europei e si stima che contribuirà all’economia UE per 90 miliardi di euro nei primi 20 anni di attività.    

3) Il piano di investimenti per l’Europa, il cosiddetto piano Juncker, viene proposto al Parlamento Europeo nel Novembre 2014. Il progetto è quello di rilanciare gli investimenti in Europa (e di conseguenza l’occupazione) per un valore complessivo di 500 miliardi entro il 2020. Fondamentalmente, l’idea è quella di porre la Banca europea per gli investimenti (Bei) a garante di tutti i finanziamenti effettuati parallelamente al fondo europeo per gli investimenti strategici (il braccio finanziario del Bei). Il totale dei finanziamenti già approvati dal Bei per l’Italia è pari a 9,8 miliardi di euro (la seconda cifra più alta i in tutta l’UE), i quali dovrebbero mobilitarne altri 63,6 di investimenti aggiuntivi. Alcuni esempi dei finanziamenti approvati ed in corso di erogazione sono: l’ospedale di Treviso (con 70 milioni di euro finanziati direttamente dalla Bei e investimenti totali per 267 milioni), servizi idrici acquedotto pugliese (con 200 milioni di finanziamenti diretti e investimenti totali per 542 milioni), Dolomiti Energia (con 100 milioni di fondi approvati, per un totale di 180 milioni di investimenti). La lista completa la potete trovare a questo link. Parte dei 9,8 miliardi (per l’esattezza 2,8) è dedicata al finanziamento delle piccole e medie imprese (Pmi) tramite accordi con grandi banche Europee. Per esempio, è notizia di Gennaio 2019 la firma tra Bnl (gruppo Bnp Paribas) e il Bei (assieme al fondo europeo per gli investimenti) di due accordi di erogazione al credito per le Pmi italiane fino a un miliardo e duecento milioni nei prossimi due anni.

4) Durante l’ultima legislatura, il parlamento europeo ha approvato il regolamento di protezione dati personali (Gdpr) più all’avanguardia del mondo. Dal 25 Maggio 2018, i cittadini italiani sono protetti da una normativa della privacy a livello europeo (questa è stata infatti armonizzata in tutti i paesi membri). Il regolamento mira a responsabilizzare tutte le aziende che trattino dati personali di cittadini europei (siano queste situate in UE o all’estero). Dall’anno scorso, le aziende sono costrette a dichiarare espressamente come intendono utilizzare i dati personali degli utenti e a chiederne l’esplicito consenso (sono vietate le caselline pre-barrate). Inoltre, il Gdpr sancisce il diritto alla rettifica dei propri dati in qualsiasi momento, il diritto alla cancellazione dei dati personali in determinate circostanze, e il diritto alla reperibilità (ovvero si possono chiedere quali dati siano stati forniti in precedenza). Le multe nei casi di violazione del Gdpr possono essere molto salate, come annunciato dalle autorità Francesi lo scorso Gennaio, le quali intendono sanzionare Google per €50 milioni.

5) In tema di salvaguardia ambientale, spesso non si sa che circa l’80% delle normative italiane nascono da necessità di adeguamento a direttive europee. Gli ambiti ricoperti sono i più disparati, dalle emissioni di gas serra alle polveri sottili. Per esempio, le detrazioni fiscali per l’efficientamento energetico abitativo (fino al 75% nei condomini) sono diretta conseguenza dell’attuazione della direttiva 2012/27/UE. In tema di emissioni, l’UE ha implementato il primo e più esteso mercato della CO2. Dal 2005, viene posto un tetto alla quantità totale di gas serra (CO2,N2O,PFC) prodotto da circa 11.000 impianti ad alto consumo di energia (centrali elettriche e impianti industriali) e dalle compagnie aeree. Ogni anno questo tetto viene abbassato, in modo da ridurre l’impronta ecologica dei settori più impattanti (grazie a questo sistema si calcola che nel 2030 le emissioni saranno inferiori del 43% rispetto al 2005). Per tutti i settori esclusi, l’UE pianifica una riduzione di CO2 del 30% per il 2030. Gli obiettivi dell’UE dovranno essere trasformati in obiettivi nazionali vincolanti per i settori che non rientrano nell’attuale sistema comunitario di scambio delle quote di emissione, vale a dire l’agricoltura, i trasporti, l’edilizia e i rifiuti, che insieme rappresentano circa il 60% delle emissioni di gas a effetto serra dell’Unione. Vale la pena menzionare anche il programma annuale Life, tramite cui l’UE eroga contributi a fondo perduto per progetti pilota atti ad affrontare sfide ambientali di pubblico interesse (il budget di Life nel periodo 2014-2020 è di €3.4 miliardi).

6) L’agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha sede a Parma e conta più di 400 dipendenti. L’EFSA ha il compito di valutare gli allarmi di sicurezza alimentare lanciati da uno dei 28 paesi UE (più Norvegia, Liechtenstein, Islanda e Svizzera) e se lo ritiene opportuno, quello di far ritirare i prodotti pericolosi dal mercato europeo. Oltre alla sicurezza alimentare, l’UE ha giocato un ruolo fondamentale nella difesa dei prodotti a denominazione di origine protetta (Dop) e del biologico. Infatti i prodotti Dop, così come quelli ad indicazione geografica protetta (Igp), sono tutelati all’interno del mercato unico europeo (un’azienda agricola di Berlino non può denominare il suo prosciutto “di Parma”). La confederazione italiana agricoltori (Cia) ha di recente ribadito come: “è fuori discussione che l’accordo di Schengen con l’abolizione dei controlli doganali, abbia dato linfa importante all’export agroalimentare italiano che nell’area euro manda prodotti per oltre 210 miliardi (+40% dal 2010). A trainare, le certificazioni di qualità (+38%) attualmente per 85 prodotti tra Dop e Igp.” Allo stesso modo, in tutti i nuovi trattati di libero scambio l’UE sta conducendo una battaglia in difesa dei prodotti Igp e Dop. Solo negli ultimi accordi di libero commercio l’UE ha garantito la difesa di: 165 indicazioni geografiche in Corea del Sud (di cui 38 italiane), 143 in Canada (41 italiane), 200 in Giappone (44 italiane), 340 in Messico (dove trovare il “parmesan” al supermercato era la norma). Negli ultimi dieci anni, secondo l’ufficio studi Cia, i lavoratori in agricoltura sono aumentati di circa 85 mila unità (+21%). Sotto la spinta europea, il Made in Italy agroalimentare ha trovato nuova forza nello sviluppo del biologico con circa 25 mila nuovi operatori, una crescita pari al 60%, sulla scia di una sempre maggiore consapevolezza e sensibilità ambientale.

Giovanni Sgaravatti

[1]

https://europa.eu/european-union/about-eu/agencies/ema_it ;

https://www.ema.europa.eu/en/about-us/what-we-do ;

https://www.farmindustria.it/app/uploads/2018/07/i-numeri-dellindustria-farmaceutica-in-italia_luglio_2018.pdf ;

http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2018/07/11/italia-supera-germania-primo-produttore-farmaci-in-ue_5f9973fd-d5a5-42b3-a4d1-09332fe5f4d9.html

 

[2]

https://www.esteri.it/mae/it/politica_estera/economia/cooperaz_econom/agenziaspazialeeuropea.html

https://www.ema.europa.eu/en/about-us/what-we-do

https://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/eccellenze/esa.html

https://www.copernicus.eu/en

http://ec.europa.eu/growth/sectors/space/galileo_en

 

[3] https://ec.europa.eu/commission/priorities/jobs-growth-and-investment/investment-plan-europe-juncker-plan/investment-plan-results/investment-plan-italy_it

https://ec.europa.eu/commission/priorities/jobs-growth-and-investment/investment-plan-europe-juncker-plan/what-investment-plan-europe_it

https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-01-18/in-arrivo-12-miliardi-le-pmi-dall-asse-bnl-e-bei

 

[4]

https://www.wired.it/internet/regole/2019/05/22/gdpr-bilancio/

http://www.terasoft.it/terablog/il-gdpr-in-breve-cosa-dice-il-regolamento-per-la-protezione-dei-dati.html

https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2019-01-21/google-multa-50-milioni-francia-violazione-gdpr

http://www.gdpr-privacy.info/tutto-quello-che-bisogna-sapere-sulla-gdpr/#inpratica

 

[5]

https://ec.europa.eu/clima/policies/ets_it

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/elezioni-europee-ue-bruxelles-tutto-quello-che-senza-ue-non-avremmo-mai-avuto/

www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20180411IPR01515/ambiente-obiettivi-riduzione-co2-per-agricoltura-trasporto-edilizia-e-rifiuti

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2019/03/25/polveri-sottili-in-diminuzione-dal-2008-in-italia_4ba12b28-215c-4819-8fd6-eb8fc128c8e2.html

https://ec.europa.eu/easme/sites/easme-site/files/life_italy_it_dec18.pdf

https://www.qualenergia.it/articoli/20140721-decreto-direttiva-efficienza-il-testo-gazzetta-ufficiale/

http://www.direttiva27.it/

 

[6]

www.europarl.europa.eu

https://ec.europa.eu/food/safety/rasff_en

https://agriregionieuropa.univpm.it/it/content/article/31/50/levoluzione-della-pac-e-le-imprese-agricole-sessantanni-di-adattamento

http://www.efsa.europa.eu/it/

https://www.ice.it/it/it

https://www.cia.it/news/notizie/elezioni-ue-cia-europa-importante-agricoltura-made-italy/

 

I sette peccati capitali dell’economia italiana

Ho di recente finito di leggere il libro “I sette peccati capitali dell’economia Italiana” edito Feltrinelli e scritto dall’ex quasi-premier Carlo Cottarelli. Per chi non lo sapesse, Cottarelli ha lavorato sia in Banca d’Italia che al Fondo Monetario Internazionale ed ha anche maturato esperienza come commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica tra il 2013 e il 2014; è oggi direttore del nuovo Osservatorio Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano, nonché visiting professor all’Università Bocconi.

Nel libro vengono individuati sette “peccati” dell’economia italiana che ne frenano lo sviluppo economico. Ho trovato il saggio particolarmente illuminante per la sua oggettività e per la chiarezza di pensiero dell’autore. I sette peccati illustrati dal professore possono essere divisi in due categorie: quelli di lunga durata, che sono l’evasione fiscale, la corruzione, la lentezza della giustizia, l’eccessiva burocrazia e il divario tra Nord e Sud; e quelli più recenti, ovvero il calo demografico e la difficoltà dell’economia italiana a convivere con l’euro. In questo scritto, mi concentrerò esclusivamente sul primo capitolo del libro, quello riguardante l’evasione. Continue reading “I sette peccati capitali dell’economia italiana”