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Laura Poiret

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“La cultura umana e la crisi ambientale sono strettamente e causalmente legate”. Scrive così Joseph Meeker nella sua introduzione a The Comedy of Survival. Precursore dall’ecocritica – un campo di studi letterari che si interessa al modo in cui è rappresentato l’ambiente nella letteratura – Meeker esprime in questa semplice frase qualcosa che abbiamo già constatato e accettato alcuni anni fa: la crisi ambientale che stiamo vivendo è quantomeno legata alle attività umane, se non da esse provocata provocata. Tuttavia, Meeker è ancora più preciso e la imputa ad una caratteristica dall’umanità che non è abbastanza messa in discussione nei dibattiti scientifici e politici attuali: la cultura.

Quindi la crisi ambientale non sarebbe semplicemente legata alla sovraproduzione e allo sfruttamento di massa delle risorse? Ovviamente, si, ma non solo; il problema è più complesso e più antico. Da sola, la scienza non può risolvere tutti i problemi, dobbiamo anche guardare altrove. Il comportamento umano, creato dalla cultura nella quale viviamo, è una tra le più importanti chiavi di comprensione del problema ambientale. 

Potremo iniziare la nostra ricerca tornando indietro nel tempo fino agli inizi dall’umanità sedentaria o alla nascita dall’agricoltura, ma forse è più logico cominciare dall’Antichità occidentale, culla della tragedia. Ma qual è il problema con la tragedia? Joseph Meeker mette in evidenzia le carratteristiche dall’Uomo tragico, spesso dipinto come un uomo orgoglioso, trascendente, nobile ed eroico, a cui tutti dovrebbero ispirarsi. Una tale visione dell’umanità, diffusa in tutto l’Occidente e attraverso il tempo, si è imposta come fosse la norma. Ed è appunto qui che si trova il problema: “L’orgogliosa visione dall’umanità affermata dal genere letterario della tragedia ci ha portati non ad una tragica trascendenza, ma ad una catastrofe ecologica”. L’Uomo tragico è superiore – superiore al resto del Mondo e tutto ciò che esso comprende. Ciò significa giustificare un comportamento sconsiderato e violento verso l’ambiente: poiché l’Uomo è superiore a tutto ciò che esiste, può averne il controllo e sfruttarlo a suo piacimento. Tuttavia, secondo Joseph Meeker, questa visione dell’umanità è sbagliata, perché ha permesso di dare  un’importanza suprema all’individuo, conducendo ciascuno a pensare che la propria “grandezza personale” poteva, e quindi doveva, essere compiuta, anche “al costo di una grande distruzione”.

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È comunque importante precisare che la tragedia non è l’unico elemento culturale che rappresenta l’Uomo come un dio mortale. In realtà, non è neanche il primo a cui pensiamo di solito. Consideriamo spesso che la cultura occidentale attuale è costituita da due basi principali: le radici greco-romane, da un lato, e le radici giudaico-cristiane, dall’altro. Anche la religione, quindi, ha una parte di responsabilità nella tragedia ambientale imminente. 

Lynn White è uno dei primi ad affermare che il giudeocristianesimo ha aperto la strada a tutta una visione (sbagliata) del mondo e del posto dell’Uomo all’interno di esso. Nel suo discorso, pronunciato davanti all’AAAS durante un meeting a Washington nel 1967, White denuncia lo statuto privilegiato che Dio dà agli Uomini nei racconti della Creazione. Disturbato da un passaggio della Genesi, Lynn è convinto che, in questo modo, il Cristianesimo abbia creato un’Umanità dominatrice del proprio mondo e della Vita sulla Terra. In altre parole, il Cristianesimo ha autorizzato e giustificato tutte i tentativi di dominio e di controllo degli uomini sul mondo vivente, sia esso vegetale o animale. Dato che questa è la volontà di Dio, è nell’ordine delle cose che l’Uomo sfrutti all’infinito tutte le risorse. Infatti, è sua anche la missione sulla Terra. Come fa notare White, “Quello che gli Uomini fanno per la loro ecologia dipende dal modo in cui si mettono in relazione a tutto ciò che c’è attorno a loro”. Quindi, indirettamente e sul lungo termine, le conseguenze non sono altro che l’inevitabile crisi ambientale che stiamo vivendo e che Lynn White prevedeva già un mezzo secolo fa.

Adam and Eve in the Garden of Eden, Johann Wenzel-Peter, 1829, Pinacoteca Vaticana

Eppure, la teoria di White non è condivisa da tutti e non è stata accolta a braccia aperte. Numerosi sono quelli che dicono che la sua interpretazione della Bibbia è sbagliata: secondo loro, l’Uomo ha la grande responsabilità di prendersi cura del pianeta. Dunque, la Genesi consiglierebbe all’Uomo di governare non dispoticamente ma saggiamente; e di averne il controllo soltanto come un pastore controlla le sue pecore per proteggerle meglio. Un testo può essere interpretato in diversi modi, e Lynn White non ha il monopolio della ragione. Comunque, il suo discorso ha il merito di mettere in luce gli aspetti negativi di una cultura basata su una religione ambigua, che mette l’Uomo al vertice della Creazione divina e, dunque, al di fuori della Natura. 

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Sicché, che sia attraverso l’arte o attraverso la religione, è evidente che l’Occidente ha definito un’umanità al di fuori della Natura, come se non ne dipendesse e non ne facesse parte, autorizzandolo così a sfruttarla senza sosta. Questa vecchia opposizione tra Natura e Cultura è simile al dualismo giudeo-cristiano tra l’anima e il materiale. Peraltro, la pura esistenza della nozione di Natura – concetto occidentale ancora oggi definito nei dizionari come l’insieme di tutto ciò che è vivente ad eccezione delle creazioni umane – è già molto eloquente.  Oggi le cose stano cambiando e le analisi scientifiche e filosofiche più recenti stanno contraddicendo questo vecchio dualismo, dando spazio ad un uomo-animale che sta mettendo in discussione il suo posto e il suo comportamento sulla Terra. Ciononostante, abbiamo ancora tante domande e poche risposte. Continuamo con accanimento a riporre tutta le nostre speranze nell’evoluzione delle nostre conoscenze tecnico-scientifiche, ma non dovremmo invece guaradare altrove? Come sottolinea Lynn White, “quello che facciamo per l’ecologia dipende dal modo in cui definiamo la relazione tra Uomo e Natura. Più scienza e più tecnologia non basterrano per tirarci fuori di questa crisi ambientale, finché non avremo trovato una nuova religione, o avremo ripensato le vecchie”. Aldilà del pensiero religioso, aggiungerei che bisognerebbe soprattutto ripensare interamente la nostra cultura. Finché non modificheremo il nostro modo di pensare (che è antropocentrico, materialista, e magari anche capitalista), sembra difficile immaginare un colpo di scena salvifico. Ma non dobbiamo disperare: il mondo si sta svegliando poco a poco attraverso l’impegno dei giovani. Non è dunque ancora troppo tardi per iniziare a cambiare la nostra visione del mondo e della nostra posizione al suo interno.

Laura Poiret

Bibliografia
[1]  Meeker, Joseph, The Comedy of Survival, New-York, Charles Scribners Sons, p.xx (1974)
[2]  Ibid., p.57
[3] Ibid., p.51
[4] American Association for the Advancement of Science
[5] “[27] So God created man in his own image in the image of God he created him; male and female he created them. [28] And God blessed them. And God said to them, ‘Be fruitful and multiply and fill the earth and subdue it, and have dominion over the fish of the sea and over the birds of the heavens and over every living thing that moves on the earth’.” , Genesis, 1 :27-28. English Standard Version, www.bible.com
[6] “God planned all of this explicitly for man’s benefit and rule: no item in the physical creation had any purpose save to serve man’s purposes. […] Especially in its Western form, Christianity is the most anthropocentric religion the world has seen”, White L., « The Historical Roots of our Ecological Crisis », 1967
[7] Ibid.
[8] Ibid.

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